? NON SONO VIDEO HARD: È REVENGE PORN! ?

Sono dovuti passare due anni perché la giustizia facesse il suo timido corso.
Due anni da quando una donna e maestra d’asilo di Torino non solo ha dovuto apprendere che il suo ex ragazzo avesse diffuso del materiale intimo che lei gli aveva fiduciosamente donato (ecco il danno), rientrando così a far parte di quel gruppo di persone insensibili che si diverte a trattare altre persone come oggetti di propria proprietà, privi di sentimenti, ma ha dovuto anche affrontare le conseguenze psicologiche tanto di quel gesto, tanto del conseguente e ingiustificato licenziamento dal suo ruolo di insegnante.
Ebbene sì, perché in un sistema sociale come il nostro, non basta essere vittime una volta, non basta avere un carnefice che si macchia di un gesto spregevole, bisogna fare i conti anche con le reti di complicità machista collettiva, le quali sfociano in un’indignazione e una gogna popolare ipocrite, nello slut-shaming e victim blaming e, infine, come se non bastasse, in gravi conseguenze personali e professionali. È la cultura dello stupro, è il patriarcato, che si annida e manifesta attraverso ogni persona, uomini e donne.
Perché sì, è stato un uomo a diffondere il materiale senza il consenso del soggetto ritratto;
perché sì, è stata una donna a continuare a diffondere il materiale per diffamare il soggetto ritratto;
perché sì, è stata un’altra donna a decidere di licenziare quella maestra così che avesse “un marchio addosso”.
Come se fare sesso fosse inconciliabile con l’attività di insegnamento. Come se fosse una colpa quella di provare piacere nel mandere immagini di sé nelle forme più disparate.
Quando ciò che manca nella nostra società è tanto un’educazione sessuale quanto un’educazione sentimentale, un’educazione incentrata sul rispetto e sul diritto inalienabile di ogni persona di fare ciò che vuole col proprio corpo senza che questo possa in qualche modo essere misura di valore della propria persona.
Continueremo a denunciare e batterci contro queste e altre pratiche di oggettificazione ed abuso nei confronti di tutte le soggettività che li subiscono per creare una rete solidale che possa con la sua forza coinvolgere sempre più persone nella lotta.

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