Problemi ginecologici e niente soldi? A Cosenza puoi anche morire. [testimonianza]

Se ti rechi in un consultorio o in un ospedale quando stai male qual è la soluzione? A Cosenza nessuna!Il 24 Febbraio mi sono recata al consultorio di via Popilia per prenotare una visita, dopo l’ennesimo episodio di quello che per tre anni senza eseguire nessun test diagnostico, proprio loro mi avevano sempre fatto curare come cistite, con antibiotici e diete annesse.Primo giorno disponibile 28 Aprile, con uno dei due medici mentre con l’altro, primi di Luglio.Alle mie rimostranze rispetto al fatto che non avrei potuto aspettare tutto questo tempo perché in quelle condizioni fisiche mi era quasi impossibile svolgere le mie normalissime attività quotidiane, tra cui lavorare e che diciamo non avevo proprio intenzione di farmi licenziare perché non c’era da parte loro la volontà di curarmi, l’addetto al front-office del consultorio mi risponde “Eh, signorì che sarà mai… Na poco di cistite. Sennò vai dal ginecologo privato”.In primis mi chiedo quali competenze mediche avrà avuto la persona in questione per valutare la mia situazione come non urgente o non pericolosa, in un secondo luogo mi chiedo la sensibilità di questo signore dove sia andata a latitare, mi sembra inconcepibile che in un consultorio ci possa essere questo atteggiamento di insensibilità di fronte a una donna che in qualche modo soffre un disagio fisico ma anche psicologico, essendo la mia una condizione quasi invalidante che da tre anni a periodi alterni mi tiene chiusa in casa.Soprattutto mi chiedo per quale motivo dovrei pagare un ginecologo privato quando esistono i consultori?Mi sembra allucinante.A seguito di questo “simpatico” episodio decido di andare in farmacia e comprare comunque lo stesso medicinale che assumo da sempre, provo a resistere in questo modo per una settimana fino a quando non mi viene il dubbio che forse l’origine dei miei problemi non era quella che credevo e mi reco al CUP per prenotare un tampone vaginale e un’urinocoltura, appuntamento dopo 3 mesi.Decido quindi di recarmi in un laboratorio privato convenzionato, scopro che nonostante io sia esente dalla spesa sanitaria per reddito, devo comunque pagare la metà dell’importo delle prestazioni perché la regione non sta erogando più le convenzioni.Comunque effettuo il test, nessuna traccia del batterio responsabile della cistite, ma la presenza di stafilococco e candida.Intanto i miei fastidi continuano e anzi aumentano, con aggiunta di febbre e svenimenti, su consiglio di mia madre provo ad andare al pronto soccorso.Spedita al pronto soccorso ginecologico dopo 4 ore di attesa, il medico che mi visita non guarda i risultati del tampone neanche per sbaglio, si stizzisce perché in quel momento avevo le mestruazioni e mi rimanda a casa con delle lavande vaginali che non hanno nessun principio curativo ma solo igienico.Mi chiedo come sia possibile, che un medico e soprattutto un ginecologo abbia questa reazione di fronte a del sangue mestruale e che pensi bene di rimandare a casa una paziente con due diverse infezioni, febbre e svenimenti senza alcuna cura.Ho provato quindi a prenotare una visita al consultorio unical, che alla fine si dimostra essere una soluzione.Di seguito alla visita, vado ad acquistare i medicinali prescritti dal ginecologo e scopro che l’antibiotico per via orale è soggetto ad esenzione mentre la cura topica per la candida no.Quindi se una persona ha un reddito basso, ragione per cui ha un’esenzione, non ha diritto per lo stato a curarsi la candida?E soprattutto per quale motivo mi sono curata per tre anni con antibiotici per la cistite che hanno indebolito il mio sistema immunitario causando la candida?Perché nei consultori di questa città non è previsto nessun test diagnostico, neanche quelli di base come un tampone e neanche nessuna campagna di informazione in merito.Quello che è successo a me è una manifestazione chiara, evidente e palese di una carenza di servizi che si traduce in una violenza istituzionale sulla pelle delle donne.Io vorrei potermi curare nella mia città senza emigrare e senza pagare perché ne ho diritto, senza dover subire vessazioni e umiliazioni.Per questo sono convinta che la presenza al corteo dell’8 marzo sia necessaria, così come è necessario continuare a lottare tutti i giorni perché sia possibile a tutte le donne, sia quelle con malattie banali come le mie sia a quelle che hanno problemi più seri o sono incinta o devo abortire, curarsi, curarsi qui, curarsi gratis e curarsi bene.8 MARZO – Cosenza // Contro il contagio della violenza.Jessica

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