Ritorniamo con la rubrica estiva ?FEM.IN PILLOLE?!

Questa volta parliamo di VICTIM BLAMING o COLPEVOLIZZAZIONE DELLA VITTIMA

“Te la sei cercata!” “Ma cosa indossavi?” “Ti sei bagnata?” “Avevi bevuto?” “Che ci facevi in giro a quell’ora tutta sola?” “Ma perché non l’hai lasciato prima?” “Avevi le mutandine?”

La colpevolizzazione della vittima è la tendenza a ritenere una vittima di violenza, di un crimine o di altre sventure come responsabile in parte o completamente dell’accaduto.

Nei casi di stupro, ad esempio, spesso si arriva persino ad assolvere l’assalitore, incolpando la vittima dell’inevitabilità dell’evento dovuta al suo abbigliamento o ad una condizione di ubriachezza o incoscienza dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti.

Si ha così la c.d. “vittimizzazione secondaria”, messa in atto da istituzioni, magistratura, medici, forze dell’ordine o dai media, che espongono nome e foto della vittima senza alcun tipo di etica, tentando di giustificare l’operato del violentatore in ogni modo, perpetuando così un’ulteriore forma di violenza. Basti pensare che un tempo, tramite il matrimonio riparatore, si costringeva la vittima a sposare il proprio stupratore per preservare l’onore proprio e della famiglia. Questa pratica è attualmente in vigore in alcune parti del mondo.

In realtà questo fenomeno non riguarda solo la questione di genere. Nel 1971 lo psicologo statunitense William Ryan scrive “Blaming the victim”, in cui spiega il meccanismo per il quale si tende(va) ad attribuire la condizione di povertà al comportamento e ai modelli culturali dei poveri stessi.

? La domanda dell’avvocato, presente negli screen degli articoli di giornale, risale al processo contro due carabinieri, accusati di aver stuprato due turiste americane a Firenze nel settembre 2017.

⚠️ Piuttosto che insegnare alle donne a non andare in giro da sole la notte, vestirsi e fare quello che vogliono (nel rispetto altrui) bisognerebbe insegnare agli uomini che significa il consenso e il rispetto dell’essere umano, magari avviando dei percorsi educativi nelle scuole che riguardino l’educazione sentimentale/sessuale che consentano di decostruire le logiche patriarcali del possesso.

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