SE LAVORARE IN UN CALL CENTER CI RENDE POVERE

La stragrande maggioranza delle persone che lavorano nei call center in Calabria sono donne.

I salari da fame e la mancanza di servizi, costringono le lavoratrici a fare i salti mortali per riuscire a conciliare lavoro e famiglia.
Lo stipendio che offrono i call center non permette alle dipendenti di superare la soglia di povertà. Per assurdo: nonostante il duro lavoro, le lavoratrici, specialmente quelle monoreddito, fanno fatica ad arrivare a fine mese.

In vista della mobilitazione dell’8 Marzo, abbiamo intervistato Giuseppina Roberti, RSU COBAS e operatrice di un call center da oltre dieci anni. Cobas Telecomunicazioni Cosenza

8 MARZO – Cosenza // Contro il contagio della violenza.
#reagiamoalvirus
#8marzocosenza

SE LAVORARE IN UN CALL CENTER CI RENDE POVERE

SE LAVORARE IN UN CALL CENTER CI RENDE POVERELa stragrande maggioranza delle persone che lavorano nei call center in Calabria sono donne.I salari da fame e la mancanza di servizi, costringono le lavoratrici a fare i salti mortali per riuscire a conciliare lavoro e famiglia. Lo stipendio che offrono i call center non permette alle dipendenti di superare la soglia di povertà. Per assurdo: nonostante il duro lavoro, le lavoratrici, specialmente quelle monoreddito, fanno fatica ad arrivare a fine mese. In vista della mobilitazione dell'8 Marzo, abbiamo intervistato Giuseppina Roberti, RSU COBAS e operatrice di un call center da oltre dieci anni. Cobas Telecomunicazioni Cosenza8 MARZO – Cosenza // Contro il contagio della violenza.#reagiamoalvirus#8marzocosenza

Pubblicato da FEM.IN. Cosentine in lotta su Lunedì 24 febbraio 2020

Scrivi una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *