TELEGRAM DICE NO AI LIBRI, SÌ AL REVENGE PORN (Progetto AZADI)

Il 28 aprile la guardia di finanza ha disposto il sequestro di una ventina di canali Telegram, accusati di distribuire gratuitamente ebook, testi universitari, giornali e riviste in pdf. La risposta della piattaforma – con sede a Dubai – è stata immediata e subito è stata disposta la chiusura dei canali sotto inchiesta. La
denuncia è partita da FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e Agcom che da tempo effettuavano pressioni, richiedendo addirittura di vietare totalmente l’accesso all’app dall’Italia. Le accuse per i gestori dei gruppi sono di riciclaggio (?), accesso abusivo a sistema informatico e furto.

Stiamo vivendo un periodo di emergenza, in cui per gli studenti (e non solo) è diventato ancor più complicato accedere ai testi necessari per lo studio. Per molti di noi i testi accademici hanno prezzi inaccessibili. E ora anche biblioteche e copisterie sono chiuse o impossibili da raggiungere. Se la risposta ai bisogni degli studenti è sempre lenta e insufficiente, la cieca “guerra alla pirateria” portata avanti dagli editori viene accolta in maniera repentina dalle autorità statali.

E dire che solo qualche settimana fa molti di noi venivano a conoscenza di gruppi Telegram di tutt’altro genere: qui non si diffondevano pdf gratis, ma materiale pornografico e pedo-pornografico. L’app si è rivelata il mezzo preferito per la pratica del revenge porn, riconosciuta come reato penalmente perseguibile dal 2019. Diversi i canali di questo tipo che non hanno avuto grosse difficoltà a rimanere aperti, nonostante lo scandalo diffuso nell’opinione pubblica. In questo caso la risposta delle autorità e di Telegram stessa non è stata altrettanto repentina.

TELEGRAM DICE NO AI LIBRI, SÌ AL REVENGE PORNIl 28 aprile la guardia di finanza ha disposto il sequestro di una…

Pubblicato da Progetto AZADI su Mercoledì 6 maggio 2020

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