WILLY E MARIA PAOLA: DUE OMICIDI CAUSATI E ALIMENTATI DAL SISTEMA PATRIARCALE

Negli ultimi dieci giorni, ben due omicidi – quello di Willy e di Maria Paola Gaglione – ci ricordano quanto la cultura maschilista, all’interno di una società patriarcale, sia pericolosa e letale per moltə di noi.

Da una parte l’omicidio assume connotazioni probabilmente razziste/fasciste, dall’altra transfobiche e di genere. Ma la matrice comune è una: esistono uomini che si nutrono di violenza, che vogliono mostrare di poter sopraffare, dominare e controllare chiunque, e arrivano persino ad uccidere pur di affermare la propria forza e predominanza.

Ed esiste anche il c.d. “quarto potere”, i mezzi d’informazione, che sembrano quasi essere una stampella di questa cultura e di questa società deviata.

Per quanto riguarda l’omicidio di Willy, abbiamo visto come la cronaca cerchi quasi di empatizzare con gli assassini: Gabriele Bianchi viene descritto come un “giovanotto sveglio e concreto”, e viene quasi romanticizzata la sua vita da fruttivendolo, “uno stile di vita meno bellicoso”. Lungi dal parlare di cultura machista, l’opinione pubblica, insieme ad alcuni esponenti politici, sembra
voler individuare nelle arti marziali la causa dell’omicidio.

Dall’altra parte, riguardo il femminicidio di Mariapaola, vediamo come i giornalisti siano del tutto incapaci di rispettare l’identità di genere del ragazzo della vittima, Ciro, che in quanto transgender FtM viene chiamato “Cira” dal tg1, ma un po’ tutti i telegiornali e le testate che riportano la notizia peccano di misgendering, dimostrando di non avere in alcun modo gli strumenti per parlare delle persone trans e delle relazioni queer (la relazione tra Maria Paola e Ciro viene definita “lesbica” o “LGBTQ” ((!)), ma addirittura c’è chi si riferisce alla coppia come a “due amiche”, come se la loro relazione non fosse degna di essere definita tale.

Ad unirsi alla perpetuazione di questa violenza, che consiste anche nella negazione di un’identità, abbiamo addirittura delle sedicenti “femministe”, che malcelano una transfobia intrinseca, e si rifiutano di definire Ciro un ragazzo, perché quest’identità di genere non corrisponde ai suoi genitali, e per questioni di meschino protagonismo si ostinano a definire la relazione tra Maria Paola e Ciro “lesbica”.

Noi invece crediamo fermamente in un femminismo che sia transincludente, intersezionale e antirazzista, e denunciamo con forza queste narrazioni tossiche e fuorvianti, e ogni forma di violenza, sia nell’atto in sé che nella narrazione che ne viene fatta!

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